Braccio Fortebraccio da Montone


Braccio Fortebraccio da Montone

Braccio Fortebraccio da Montone

Andrea Fortebracci era nato il 1 luglio 1368 a Montone (nell’alta Valle del Tevere dell’Umbria settentrionale, a circa quaranta chilometri da Perugia, poco distante da Città di Castello) ,figlio dei nobile d’ Oddo Fortebracci e Giacoma Montemelini,. Il ragazzo era  di corporatura molto robusta, seppure di statura non eccelsa.Viso scavato, simile a quello di un asceta , naso leggermente aquilino, gli occhi grigi, i tratti inconfondibili della nobiltà e dell’alterigia.Di cultura classica, la madre lo faceva esercitare nel latino e con un precettore, nel diritto.Di gestualità morbida e elegante ma nello stesso tempo possente e contenuta, vestiva in modo semplice e elegante. La sconfitta dei nobili di fazione popolare a Perugia – i cosiddetti beccherini - comportò l’esilio dalla città per la famiglia di Fortebracci e la perdita della proprietà di un castello a Montone , nell’Alta Valle del Tevere . Braccio si diede quindi alla ventura, venendo ingaggiato nella Compagnia di San Giorgio (della quale faceva parte pure il futuro rivale Muzio Attendolo Sforza), fondata nel 1377 da Alberico di Barbiano. Le Compagnie di Ventura erano truppe mercenarie organizzate e guidate da un condottiero, in questo caso aveva anche la caratteristica di essere composta solo da combattenti italiani. I soldati giuravano infatti di “essere perpetui nemici degli stranieri e dei barbari”.Dopo tante battaglie Braccio , nel 1390 tornò a Montone dove uccise tre membri della fazione avversaria dei Raspanti (corporazioni della borghesia artigiana al governo della città di Perugia). Nello scontro, morì un cittadino di Città di Castello, il quale emise una taglia su di lui. Da questo sanguinoso evento  prenderà il soprannome di Braccio.   Fortebraccio decise quindi di abbandonare nuovamente i luoghi d’origine per formare una compagnia di 15 cavalieri e per mettersi al soldo dei Montefeltro contro i Malatesta.Da subito si fece valere,notare e rispettare esprimendo un grande carisma naturale.In battaglia voleva essere sempre in prima fila, dare l’esempio, battendosi senza risparmio e sfidando il destino. Lo chiamavano l’invincibile e presto il suo valore militare gli assicurava fama nazionale e grandi guadagni. Nel 1391 nell’ assedio di Fossombrone rimase ferito. Una ferita che gli causò una leggera zoppia ma che non gli impedì di certo il proseguimento della sua carriera militare. Nel 1397 è al soldo di Firenze, con il comando di trenta uomini. Nel 1398 appoggia lo Stato della Chiesa nell’assedio a Perugia e a Montone, in cui oltre all’interesse economico unisce lo spirito di rivalsa dopo essere stato esiliato anni prima. Famosa è rimasta invece la battaglia sostenuta nel 1404, si riunisce nuovamente con Barbiano contro Faenza e la Chiesa. Le sue abilità tattiche mostrate durante il conflitto gli permisero di ottenere il titolo di cavaliere e il diritto di inserire nel suo stemma le insegne del Conte di Cunio. Poco tempo dopo, ormai ben noto per le sue capacità militari, si accorda con Ladislao d’Angiò re di Napoli, che gli affiderà il controllo di 1200 cavalieri e 1000 fanti ,cui dispensò complessivamente una paga di 14.000 fiorini. Devastò le terre dei Trinci  di Foligno perché si erano rifiutati di vettovagliare le sue truppe. Nel 1408 Perugia si arrese al re di Napoli Ladislao, ma ottenne da questi una dichiarazione di belligeranza verso tutti i fuoriusciti dalla città. Braccio ripiegò nelle Marche, ad Ancona, dichiarandosi a sua volta nemico di Ladislao, e s’impossessò di Jesi.Nel 1409 combatté dapprima a Città di Castello, quindi ad Arezzo a fianco dei fiorentini e poi si diresse alle volte di Roma, assediando Castel Sant’Angelo. Nel 1410 Roma subì attacchi da parte di Luca e Ladislao d’Angiò e diverse compagnie di ventura, tra queste pure quella di Fortebraccio, che, una volta viste in ritirata le truppe napoletane, le inseguì e le sconfisse presso Sora, poi saccheggiata. In agosto i fiorentini gli consegnano 14.000 fiorini nel perugino, in settembre Spoleto gli commissionò scorrerie punitive nel territorio di Terni, in novembre attaccò nuovamente Perugia assediandola da porta San Pietro, senza riuscire nell’intento. In questi anni di guerre, concentrate per lo più nell’attuale regione Umbria, Braccio costruì un suo esercito,detto dei “Baracceschi”,non più composto da mercenari ma da uomini che avevano una fede,un ideale ,una cittadinanza.Li selezionava personalmente cercando uomini pronti all’ obbedienza senza discussione.Buone fette dei bottini che via via facevano erano la paga per i suoi uomini. Braccio ebbe modo di perfezionare la sua tecnica militare, impostata sulla rapidità della manovra e sulla velocità dei movimenti, e questa fu la caratteristica di una nuova scuola d’arme, che fu definita braccesca.

Nel 1413 Giovanni XXIII lo nominò feudatario di Montone. L’Antipapa lo chiamò a governare Bologna, e Braccio sfruttò la situazione per accumulare molto denaro, taglieggiando le città di Ravenna, Forlì, Rimini, Cesena e Castel San Pietro. Nel 1414 combatté a Todi contro lo Sforza (passato al soldo di Napoli), in giugno, al termine della battaglia, venne accolto con tutti gli onori a Firenze, con cui siglò un’alleanza di 10 anni. In agosto Ladislao d’Angiò morì, Braccio lasciò libera  Bologna, per la cifra di 180.000 ducati d’oro, e raggiunse l’Umbria, occupando città e castelli durante la sua discesa; Perugia, temendo il suo arrivo, si affidò a Carlo Malatesta, nominato Difenditore dei Perugini per la Santa Chiesa.Lo scontro avvenne con  la famosa battaglia San’t Egidio-Collestrada il 12 luglio 1416, con la vittoria dei bracceschi. Nella battaglia si distinsero il giovanissimo figlio di Braccio, Oddo, e l’allievo Niccolò Piccinino; gli episodi che la contraddistinsero vennero immortalati in una tela di Paolo Uccello.

La città di Perugia non potè fare altro che aprirgli le porte, e nominarlo Signore. La capacità politica di Braccio fu tesa a convincere la città che il suo avvento era la naturale continuazione del felice periodo comunale. Una buona guida e governo serviva a comporre le discordie(sempre attive fra i Raspanti e i Beccherini),ad affrontare lo stato di crisi,a rilanciare l’economia cittadina. Una forma di tutela e garanzia della cosa pubblica che assicurasse la sopravvivenza degli statuti comunali e degli antichi ordini,insomma una signoria illuminata e necessaria .Disponeva comunque della vita di chiunque avesse provocato tumulti o azioni violente.Nuove tasse potevano essere imposte solo con il consenso della città e Braccio si impegnò che per il mantenimento del proprio esercito venissero utilizzati i sopravanzi di bilancio.I magistrati erano eletti dal popolo ,mentre il Potestà e il tesoriere dal Signore. Occupò con la famiglia ,i dignitari e i servitori il palazzo grande appoggiato al Duomo,sopra le logge che portano ancora il suo nome. Del palazzo oggi rimangono solo le Logge.Per Perugia fece consolidare le mura,ampliando la cerchia estrema intorno a Santa Giuliana,sistemare la piazza del Sopramura con avveniristiche strutture portanti chiamate briglie a ridosso del bel palazzo del Capitano del Popolo.Fece restaurare e abbellire la Chiesa di San Francesco al Prato, commissionando all’Alberti il grande ciclo del Giudizio Universale. Al lago fece realizzare “la cava del lago” con volte a mattoni, per regolare l’efflusso del lago e regolare il livello. Sistemò anche il palazzo e la rocca di Montone. Todi, Narni, Terni e Orvieto lo invocarono come loro signore, pertanto chiese al neoeletto Papa Martino V di concedergli il vicariato sull’Umbria, ma questi glielo negò e gli mandò contro Guido da Montefeltro suo parente e lo Sforza  suo alleato, che il Montone sconfisse puntualmente in una memorabile battaglia presso Spoleto. Braccio mosse allora contro i territori del Montefeltro che partivano dal territorio di Gubbio. Conquistando Urbino, il suo scopo era quello di espandere i suoi domini al Montefeltro, onde poter governare sino all’ Adriatico. Ma nel 1417 dopo un estenuante ed inutile assedio, la sua avanzata verso Urbino si bloccò nell’Appennino, presso il castello di Cantiano che, sbarrando in maniera inespugnabile la via Flaminia, divenne per anni il quartier generale dell’esercito di Guidantonio da Montefeltro contro quello del Montone. Braccio sotto quelle mura, vide così infrante le mire espansionistiche verso la Marca e l’Adriatico. È ricordata a tal proposito la frase dell’illustre capitano di ventura  nei confronti del Castello di Cantiano: “maledicto arnese de guerra”. Il 14 marzo 1419 incontrò allora il Papa a Firenze, e trovò un accordo, che consisteva nella riconquista di Bologna. Braccio la conquistò e poi si ritirò a Perugia, lasciando intatti tutti i territori dei Montefeltro. Fortebraccio andò allora in aiuto della regina di Napoli, scomunicata dal Papa, venendo però esso stesso scomunicato. Controllando in poco tempo grazie alla sua abilità militare tutti i territori dell’Abruzzo e parteggiando Alfonso di Aragona  contro gli Angioini, conseguentemente ai suoi successi, nel febbraio 1424 è nominato gran connestabile del regno di Napoli, e feudatario di Capua e Foggia. In marcia per lo scontro finale, presso Pescara morì lo Sforza (sempre al soldo degli Angioini); invece durante la battaglia finale, il 2 giugno 1424 a l’Aquila, Braccio da Montone rimase gravemente ferito. Non volle cure e pochi giorni dopo morì. Il Papa lo fece seppellire in terra sconsacrata, vi rimase fino al 1432 quando, per iniziativa del nipote Niccolò della Stella, Fortebraccio, i suoi resti furono tumulati nella Chiesa di San Francesco al Prato a Perugia.

 

Battaglia di Sant' Egidio - Paolo Uccello

Battaglia di Sant’ Egidio – Paolo Uccello

 

 

Il Condottiero Braccio Fortebraccio da Montone

Il Condottiero Braccio Fortebraccio da Montone

 

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