Pietralunga


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Veduta di Pietralunga

Al confine con il territorio delle Marche ad Est, sorge l’antico borgo di Pietralunga.

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Particolare delle mura

Pietralunga ha origini preistoriche ed il” Flauto su tibia umana” conservato presso il Museo archeologico di Perugia, i vari castellieri sparsi nel territorio ed i ritrovamenti di materiale litico ne sono la tangibile testimonianza. La fondazione del centro urbano col nome di Tufi(Ernu), tuttavia la si fa risalire al popolo Umbro. Durante il periodo romano – il più florido – è conosciuta col nome di Forum Julii Concupiensium. L’oppidum dei foro iulienses cognomine concupienses, elevato a Municipium nell’età augustea, è citato anche da Plinio il Vecchio nella “Naturalis historia (III, 14, 112-113)”. Di questo periodo restano significative testimonianze, come ville, acquedotti, fistulae aquariae, monete e importanti strade (diverticula) con tratti interamente basolati. Dell’affermazione del Cristianesimo nel territorio pietralunghese ci è pervenuta notizia attraverso il martirologio di San Crescenziano, un legionario romano al quale la leggenda sacra attribuisce l’uccisione di un drago alle porte di Tiferno (Città di Castello). Crescenziano, messaggero della nuova dottrina, venne decapitato e sepolto a Pieve de’ Saddi dove, a ricordo, sopra le vestigia di un preesistente tempio pagano, venne edificata una chiesa, la più antica della diocesi tifernate, per accogliere le spoglie del martire.Distrutta durante le invasioni barbariche, Pietralunga venne riedificata tra il VI secolo e l’VIII secolo d.C. sull’odierno colle assumendo il nome di Plebs Tuphiae. A questo periodo risalgono la costruzione della Pieve di Santa Maria e l’edificazione della Rocca longobarda pentagonale. Con l’andare del tempo il territorio pietralunghese divenne una terra popolata e florida ed il nome della città venne mutato in Pratalonga (Leonardo in volgare la chiamava PRATOMAGNO) dai pingui ed estesi pascoli che la circondavano.

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Veduta del centro di Pietralunga

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Particolare di Pietralunga

 

Libero comune dall’XI secolo al XIV secolo, Pratalonga venne dotata degli strumenti del Catasto e degli Statuti. A questo periodo (11 settembre 1334) risale il miracolo della mannaja, strumento di morte conservato presso la Cattedrale di Lucca. Allo scadere del XIV secolo, per garantirsi incolumità e sicurezza, Pratalonga si sottomise a Città di Castello, divenendone parte integrante del territorio. La città maggiore vi inviava, semestralmente, un Capitano giusdicente con pieni poteri nell’amministrazione della cosa pubblica e della giustizia. Questo status politico-amministrativo perdurò sino al 1817, anno in cui Pratalonga, ormai italianizzata in Pietralunga, venne elevata al grado di Comune.

Durante la prima guerra mondiale (1915-1918) oltre cento cittadini pietralunghesi perirono per il bene e la difesa della patria. A ricordo la popolazione ed il Comune eressero un monumento al centro dei giardini nella piazza principale. Pietralunga è tra le Città decorate al Valor Militare per la Guerra di Liberazione, perché è stata insignita della Medaglia di Bronzo al Valor Militare per i sacrifici della sua popolazione e per la sua attività nella lotta partigiana durante la seconda guerra mondiale ed è sede del Monumento regionale al partigiano umbro.

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Particolare di Pietralunga

L’8 settembre 1943, presso il voc. San Salvatore, e il 13 settembre 1943, in loc. San Faustino del Comune di Pietralunga, si costituivano i nuclei di resistenza ai nazi-fascisti. Dai primi nuclei nasceva una Brigata organizzata, in seguito denominata Brigata Proletaria d’urto San Faustino. Dopo un inverno di resistenza e vari scontri militari, finalmente il 30 aprile 1944, la Brigata occupava la caserma dei Repubblichini di Pietralunga e dichiarava Pietralunga Zona libera insediando di nuovo il sindaco Luigi Pauselli, cacciato dai Fascisti nell’aprile del 1921, festeggiando nella massima libertà, dopo 23 anni, la festa del 1º maggio. Dopo questa data, il 7 maggio 1944, Pietralunga subiva un disastroso rastrellamento, che culminava con la fucilazione di sette ragazzi nella piazza centrale del paese e con quella, il 9 maggio 1944 a Città di Castello, senza processo, del martire della resistenza Venanzio Gabriotti. Il territorio diveniva teatro di sanguinosi scontri, tra alleati e partigiani da una parte, e nazi-fascisti dall’altra, con devastazioni e perdite umane anche tra i civili, sino alla definitiva liberazione avvenuta il 29 luglio 1944.

Durante il periodo dell’occupazione il Ten. Col. Guerrizio ha svolto un intenso lavoro di coordinamento e collegamento con il Comitato Antifascista di Firenze, curando il lancio di armi e di vari materiali. Il Comune di Pietralunga, unico Comune dell’Umbria decorato al Valor Militare, per unanime volontà di partigiani e istituzioni è stato identificato come il simbolo regionale della Resistenza. Per tale motivo, la Regione dell’Umbria e le altre istituzioni hanno sostenuto la realizzazione di un Monumento. Il progettista ha concepito un’opera che« non avesse carattere sorprendente né volesse porsi come frattura del paesaggio e della sua storia, ma che rappresentasse semplicemente un taglio nel terreno e che allo stesso tempo mantenesse salda la continuità con esso. Questo monumento è oggi un luogo dove fermarsi, dove sedersi o semplicemente attraverso cui passare come fosse ancora un pezzo della città.

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Particolare di Pietralunga

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Particolare di Pietralunga

 

 

Il territorio dell’Alta Valle del Tevere offre, inoltre , per i più curiosi la possibilità di incunearsi in quelle valli trasversali anch’esse ricche di bellezze naturali, di torri, Pievi, Rocche e Castelli, nonché una moltitudine di antichi e minuti borghi che raccontano di un territorio antropizzato dove l’uomo da sempre ha vissuto occupando per intero la campagna, compresi gli angoli più remoti e impervi, con la sua presenza lo ha modellato a sua misura creando zone coltivabili e ricavandone frutti per la sua sussistenza. Per chi ama entrare a diretto contatto con l’arte, la maggior quantità e qualità di emergenze storico- architettoniche si incontrano visitando i tre centri maggiori dell’Alto Tevere.

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