San Giustino


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Veduta aerea di San Giustino

Antico centro umbro, il cui nome deriva dal soldato romano martirizzato nei pressi di Città di Castello, perché scoperto a diffondervi il Cristianesimo. Feudo della Famiglia Dotti, in seguito dei Bufalini. La sua storie è legata a questa potente famiglia del ‘500 a Città di Castello.

Nel 1814,cessato il dominio francese, la città tornò sotto il dominio della Chiesa, che gli concesse l’indipendenza tre anni dopo. Nel 1828 il Papa Leone XII lo dichiaro “in perpetuo , comune indipendente ed autonomo”.

L’11 settembre del 1860, entrò a far parte del Regno d’Italia, liberata dalle truppe del generale Romagnolo Manfredo Fanti. Al centro di San Giustino, si erge il castello Bufalini, antica fortezza, che venne concessa nel 1487 a Niccolò di Manno Bufalini. In tale occasione fu completato con torrioni agli angoli, a patto che esso servisse come fortezza per la difesa di Città di Castello. E’ stato di recente acquisito al Demanio dello Stato ed è possibile visitare le sue stanze affrescate dal Gherardi arredate con mobili e suppellettili dell’epoca.

 

 

Interno del Palazzo Bufalini - San Giustino

Interno del Palazzo Bufalini – San Giustino

All’interno si estende un parco all’ italiana con labirinto.

 

 

 

Labirinto del Palazzo Bufalini

Labirinto del Palazzo Bufalini

 

 

Chiostro Interno Palazzo Bufalini

Chiostro Interno Palazzo Bufalini

 

 

Castello Bufalini veduta esterna

Castello Bufalini veduta esterna

A circa 2 km da San Giustino si trova Cospaia, una minuscola Repubblica indipendente, posta fra lo Stato della Chiesa e la Repubblica di Firenze (poi il Granducato di Toscana). Ottenne, inaspettatamente, l’indipendenza nel febbraio 1441, quando Papa Eugenio IV, impegnato nella lotta con il Concilio di Basilea, cedette il territorio di Sansepolcro alla Repubblica di Firenze. Per errore, nella designazione del confine, una piccola striscia di terreno non venne inclusa nel trattato che delimitava i confini, e i relativi abitanti dichiararono prontamente l’indipendenza. L’equivoco nacque dal fatto che, a circa 500 metri dal fiume che doveva delimitare il confine (chiamato semplicemente “Rio”), esisteva un omonimo corso d’acqua. I delegati della Repubblica di Firenze considerarono come nuovo confine il fiume “Rio” che si trova più a nord, i delegati dello Stato della Chiesa considerarono invece quello più a sud. Si creò così una sorta di terra di nessuno che fu dichiarata indipendente e riconosciuta nel 1484. Cospaia aveva anche una bandiera ufficiale, che viene tuttora utilizzata in alcune occasioni. Il vessillo è caratterizzato da un campo nero e uno bianco, divisi diagonalmente. I cospaiesi non avevano, dunque, obblighi tributari con lo Stato Pontificio e il Granducato di Toscana, e le merci che transitavano nel territorio non erano soggette ad alcun dazio. Sebbene il territorio si estendesse su appena 330 ettari (2 chilometri di lunghezza per circa 500 m di larghezza), i 250 abitanti fecero tesoro della situazione e ne approfittarono per sviluppare fra i primi in Italia la coltivazione del tabacco. Tuttora, alcune varietà di tabacco vengono definite con il nome di Cospaia. La forma di governo di Cospaia può definirsi “anarchica” (senza governo): non aveva esercito o carcere. A capo dell’amministrazione dello Stato vi era il Consiglio degli Anziani e Capi famiglia, che si riuniva nella Chiesa dell’Annunziata, sede dell’omonima Confraternita (1613): nell’architrave del suo portone si può ancora leggere l’unica norma scritta della repubblica, “perpetua et firma libertas”. Alle sedute del Consiglio degli Anziani partecipavano, altresì, il Curato di San Lorenzo, in qualità di “presidente” (forse perché l’unica persona non analfabeta) e membri della famiglia Valente, la più importante del paese. La medesima scritta era anche incisa sulla campana della Parrocchiale. Cospaia ebbe, dunque, un certo ruolo, in quella zona di confine, come “Stato cuscinetto”, che faceva comodo un po’ a tutti. La repubblica di Cospaia era probabilmente il più piccolo Stato del mondo e sicuramente quello con le vicende più singolari. Dopo diversi secoli di esistenza, Cospaia si ridusse però a un mero ricettacolo di contrabbandieri. Il concetto di libertà si era un po’ appannato a favore dei suoi privilegi che attiravano persone di tutti i tipi, per motivi economici o per sfuggire alla giustizia dei due grandi Stati confinanti. Dopo la parentesi napoleonica, pertanto, il 26 giugno 1826, ottenuto un atto di sottomissione da parte di quattordici rappresentanti della repubblica, essa entrò a far parte dello Stato della Chiesa: ogni cospaiese, come “risarcimento”, ottenne una moneta d’argento (il “papetto”, in quanto raffigurante Gregorio XVI) e l’autorizzazione a continuare la coltivazione del tabacco

 

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Foto d’epoca ex Repubblica di Cospaia

 

 

Colle Plinio La villa è posizionata sulla sommità di colle Plinio, a circa un chilometro dal piccolo centro di Lama, a brevissima distanza dalla Toscana.Proprio questa vicinanza ha determinato nel territorio dell’Alto Tevere, più che in altre zone dell’Umbria, l’influsso della Toscana per quello che riguarda le linee architettoniche delle ville del periodo rinascimentale. Infatti in queste costruzioni si ritrovano elementi comuni, quali il viale di cipressi, il parco, il laghetto, i giochi d’acqua, creati per distinguersi dalle più semplici case coloniche.L’edificio è conformato in modo articolato, anche se sono ancora individuabili le due fasi di realizzazione che ne hanno determinato la forma. La zona sul retro è certamente la più antica ed è realizzata in pietra, mentre l’ampliamento del 1905 è individuato nell’attuale porzione di fabbricato in mattoni a faccia-vista. La villa si sviluppa su tre piani scanditi da una intelaiatura di lesene e marcapiani che avvolge il volume principale, all’interno della quale si aprono le finestre del secondo piano, i balconi del primo piano e gli ingressi al piano terra, dove sono organizzate le scuderie.Sul prospetto principale si trovano quattro nicchie disposte simmetricamente al piano terra e al primo, che avrebbero dovuto accogliere statue rappresentanti le quattro stagioni. Sul fronte posteriore si trova una scala a doppia rampa di collegamento con il giardino.All’interno dell’edificio, si conserva uno stemma dei primi proprietari, Bourbon del Monte, raffigurante un giglio sbarrato, a testimoniare un ramo illegittimo.Lo spazio esterno è sistemato parte a giardino e parte a bosco. Il giardino originario era stato impiantato seguendo un progetto ispirato a quello di villa d’Este, ma nella seconda metà del XX secolo, furono apportate delle modifiche che, tra gli altri interventi, previdero l’eliminazione del giardino all’italiana prospiciente la villa, per poterne creare uno con prato all’inglese. Nel rimanente spazio destinato a giardino, sono stati collocati svariati elementi artistici e tre fontane in grado di attivare giochi d’acqua molto suggestivi.L’ampio parco, ricco di vegetazione, conserva esemplari di alberi notevoli, tra cui alcuni cedri del Libano ed un piacevole boschetto di bambù. Nel vasto spazio sono stati creati tre laghetti artificiali deviando il corso dei torrenti Lama e Montone, e il più grande di questi, circa 42.000 mq, viene tutt’ora utilizzato per l’irrigazione. I due laghetti minori, nei quali sono possibili giochi d’acqua, sono utilizzati per alimentare una centrale idroelettrica della villa, istallata dal nonno e dal padre dell’attuale proprietario quando nei dintorni ancora si usavano i lumi ad olio.Nello spazio di pertinenza della villa sono dislocati gli edifici di servizio, quali la limonaia, la serra, il garage e la rimessa per gli attrezzi.L’ingresso avviene attraverso un cancello di ferro, posto tra due pilastri in pietra, che si apre lateralmente alla villa, lungo il muro di recinzione alto circa tre metri e decorato da archetti.I dati più antichi circa l’esistenza della villa risalgono al Catasto Gregoriano, 1835, dove è ben riconoscibile sia la villa nella volumetria di allora che il giardino annesso.La proprietà è stata dei Bourbon del Monte sino alla metà dell’Ottocento, quando ne divenne proprietario Benedetto Cappelletti, avendo sposato una Bourbon del Monte. Gli attuali proprietari, marchesi Cappelletti, utilizzano la villa come abitazione temporanea, essendo residenti a Roma, e le attività agricole sono curate dal fattore che abita in una casa esterna alla villa.

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