Arte e Musei


CITTA’ DI CASTELLO :

MUSEI

PINACOTECA COMUNALE

Pinacoteca Comunale -Città di Castello

Pinacoteca Comunale -Città di Castello

 

Nelle splendide sale di Palazzo Vitelli alla Cannoniera è situata la Pinacoteca Comunale. L’antico palazzo , di epoca rinascimentale, fu edificato dalla Famiglia Vitelli in occasione delle nozze tra Alessandro Vitelli e Paola Angela Rosso di San Secondo Parmense. L’edificio vanta la collaborazione dei più illustri maestri dell’epoca: è attribuito a Cristoforo Gherardi il decoro a graffiti della splendida facciata di fronte al giardino. Nella numerose sale affrescate la Pinacoteca accoglie opere che vanno del 1300 al 1900, proprio per questo è considerata uno dei musei più importanti, in Umbria, per opere custodite. Nelle 30 sale del museo, sono esposte le opere dei maestri più importanti del passato : tra le più significative : lo “Stendardo della Santissima Trinità” dell’ancora giovane Raffaello Sanzio, il “Martirio di San Sebastiano” di Luca Signorelli e l’ “Incoronazione della Vergine “ attribuita a Domenico Ghirlandaio.
Di pregia anche la collezione di ceramiche dei fratelli Della robbia e il Reliquiario di Sant’Andrea dei Ghiberti . arricchiscono la collezione le opere di artisti moderni tra cui Carrà, De Chirico e Guttuso.

Duomo di Città di Castello

Duomo di Città di Castello

MUSEO DEL DUOMO

Il Museo del Duomo , attiguo alla basilica di S.S florido e Dalmazio , si compone in 12 sale, su due piani, nei locali che un tempo appartenevano alla canonica. Otre alle opere di oreficeria e di manufatti, di particolare interesse risulta essere il “Tesoro di Canoscio”, una delle scoperte più significative di arte paleocristiana del ‘900 : una collezione di oggetti usati nella liturgia eucaristica, risalenti al VI secolo. Nella seconda sala spiccano per pregio il “Paliotto” in oro ed argento del 1146 e il “Pastorale” opera di oreficeria del XVI secolo attribuito a Goro di Gregorio, orafo senese.
Nello splendido salone gotico del piano superiore, il “Cristo in Gloria”di “Rosso Fiorentino” (1528) e la “Madonna col Bambino e San Giovannino” del Pinturicchio (1486)
Rappresentano alcune testimonianze racchiuse nel museo.

Campanile di Città di  Castello

Campanile di Città di Castello

IL CAMPANILE

E’ senza dubbio uno dei simboli della città e contribuisce a delineare , assieme alla cupola del Duomo e alla torre civica, lo skyline tifernate. E’ situato proprio dietro la Piazza Gabriotti, salendo da via della Legna e via del Modello, a pianta circolare, lo rende unico nel suo genere. La parte inferiore del campanile risale ai secoli XI-XII ed è realizzata in piccoli conci di pietra arenaria.
Il doppio ordine della finestra appartiene ad epoca successiva, intorno al 1283. Il campanile è alto 43,5 metri, un diametro medio di 7 e lo spessore misura un metro. Nel coronamento a cono è ubicata la cella campanaria, con tre con tra campane funzionanti. E’ stai nuovamente riaperto al pubblico.

 

 

 FONDAZIONE PALAZZO ALBIZZINI

COLLEZIONE BURRI(ex Seccatoi del Tabacco)

 

Tra i più importanti artisti del 900, Alberto Burri, nato e cresciuto a Città di Castello, ha donato alla sua città natale , ben due musei, nei quali si possono ammirare le sue opere. Palazzo Albizzini e gli ex Seccatoi del tabacco.
L’esposizione delle opere di Burri, ordinata nei due dei tre piani del rinascimentale Palazzo Abizzini , comprende 130 opere datate dal 1948 al 1989 ed esposte cronologicamente in 20 sale : i Catrami, le Muffe, i Secchi, i Legni, i Ferri degli anno 50, le Plastiche del 60, i Cretti del ’70, i Callotex degli anni’ 70 -80 e i Multiplex. Nella collezione degli ex seccatoi del Tabacco, complesso industriale degli anni 50, restaurato e reso museo da Burri, si possono ammirare i grandi cicli pittorici dell’artista tra il 1974 e il 1993.
I padiglioni comprendono 128 grandi opere suddivise per cicli tra cui“il Viaggio” (1979), “Orsanmichele” (1980) “Sestante” (1989) .

 MUSEO DELLE TRADIZIONI POPOLARI

Centro Tradizioni Popolari Garavelle

Centro Tradizioni Popolari Garavelle

Il Centro di Documentazione delle Tradizioni Popolari, e delle Botteghe Artigiane, si trova nel complesso di Villa Cappellotti a Garavelle, distante 1km dalla città. Il museo è uno dei primi in Italia a raccontare ed esporre oggetti legati alla tradizione contadina. La mostra allestita all’interno di una casa colonica dove sono state ricostruite le varie stanze della casa utilizzando mobili, suppellettili, arnesi da lavoro legati alla vita quotidiana e alle attività agricole delle famiglie tifernati.

Istituito per volontà della Regione Umbria nel 1974 e realizzato in collaborazione con la Cassa di Risparmio e il Comune di Città di Castello che ne assicura la gestione.  Il Centro, inserendosi in quella serie di iniziative che mirano alla salvaguardia delle tradizioni popolari e artigiane, fornisce una precisa immagine delle condizioni sociali di vita del passato, quando il contadino doveva provvedere interamente a se stesso e alla propria famiglia. In questo “Museo”, allestito in una tipica casa della campagna altotiberina, troviamo al piano terra la bottega del fabbro con un bellissimo mantice in cuoio, la fucina e gli arnesi d’uso comune come pinze, molle e martelli; di fronte è sistemato il travaglio per ferrare buoi e cavalli. Nelle stalle sono raccolti tutti gli strumenti e gli oggetti che servivano per la cura degli animali come gioghi, finimenti, ceste (canicce), trinciaforaggi, mentre nella cantina sono ben sistemati fiaschi, imbuti, botti e dei bellissimi quanto rari torchi; nel locale adibito a frantoio, oltre agli orci e alle anfore per l’olio e le ceste, è collocata una macina di pietra e un gigantesco torchio del Settecento. Salendo al piano superiore scopriamo la grande cucina, tipica della famiglia patriarcale, con il focolare in pietra annerito dal fumo, come il soffitto, da dove pende l’uva messa ad appassire per il vinsanto; appoggiati alle pareti i piccoli strumenti da lavoro di tutti i giorni: passini per pomodori, “battilarde” consunte, “grattacacie” di varie forme, setacci per la farina; accanto al camino è posta la “coccia” per il bucato, che veniva poi portato a lavare al fiume o alla fonte con il carro trainato da buoi. Nella camera il letto è in ferro con gli immancabili comodini ai lati e con i santini devozionali appesi alle pareti; il materasso è così gonfio perché riempito con le foglie di granturco (pulliche), le lenzuola e le coperte sono fatte al telaio, così come camicie e altra biancheria messa vezzosamente sopra il letto. Nella grande soffitta, in una sala, sono stati raccolti tutti gli attrezzi necessari alla cernita e alla raccolta dei cereali; mentre in un’altra stanza sono stati sistemati i telai utilizzati per l’abbigliamento della famiglia, gli oggetti come filaretti, navette, rocche, aspi, fusi e arcolai occorrenti per il lavoro di filatura e tessitura. Innumerevoli sono gli oggetti recuperati e sistemati in questa particolare sede espositiva, dove ogni strumento di lavoro rivive la sua storia, perfettamente ambientato nei luoghi dove era di solito utilizzato. Qui il visitatore  si troverà a proprio agio, immerso in un mondo diverso da quello di tutti i giorni, dove non rivive soltanto una casa, ma un mondo, un’intera civiltà.

MUSEO DELLA TELA UMBRA 

Museo della Tela Umbra

Museo della Tela Umbra

Nelle splendide sale di Palazzo Tommasini, già sede dal 1908 del laboratorio “Tela Umbra”,si trova  la “Collezione tessile di Tela Umbra”. Questa collezione è un museo del tessuto e una felice rievocazione dei Baroni Alice e Leopoldo Franchetti che fondarono il laboratorio tessile e intrapresero tante altre iniziative di importanza determinante per la storia di Città di Castello. Tale collezione nasce dal proposito di tutelare e promuovere questo tipo di “artigianato-artistico” così fortemente radicato nella realtà economico-sociale, propria del nostro territorio. Sulle basi di queste premesse, la collezione raccoglie al suo interno pezzi unici della tessitura: dalle tovaglie umbre rinascimentali a fasce decorate, ai preziosi merletti a fuselli fino ai meravigliosi tappeti ed arazzi di produzione attuale. Nelle teche sono esposti campionari di tessitura prodotti dal Laboratorio di Tela Umbra; una parte del salone è riservata all’esposizione di strumenti tipici per la tessitura, come: il telaio, il filatoio, l’aspo; altre sale contengono parte degli effetti personali dei Baroni Franchetti, quali oggetti di arredamento, corredo, l’epistolario di Alice Franchetti, nonché diplomi di benemerenza, attestati e fotografie relative alle attività socio-culturali (Laboratorio Tela Umbra 1908, Scuola della Montesca 1901, Scuola di Rovigliano 1902). L’itinerario museale prevede la visita alla Collezione Tessile e al Laboratorio di tessitura, unico in Italia in cui ancora oggi tutte le fasi della lavorazione dall’orditura alla rifinitura sono ancora esclusivamente manuali. Una presenza interessante e rara è costituita dall’allestimento di un “aula tipo” delle scuole della Montesca e di Rovigliano in cui veniva applicato il metodo Montessori, ideato da Maria Montessori, amica della Baronessa Alice. Adiacente all’aula vi è una sala con l’archivio fotografico e documentario a disposizione degli eventuali ricercatori interessati a tematiche relative alla storia dei Baroni e della tessitura. Adiacente al museo c’è il negozio bottega d’arte “Tela Umbra”.

 

 

MUSEO TIPOGRAFICO GRIFANI-DONATI 

Tipografia Grifani-Donati

Tipografia Grifani-Donati

La Tipografia Grifani Donati, nata nel 1799, unica tra le aziende così antiche ad essere ancora oggi attiva, è divenuta negli ultimi anni il punto di riferimento obbligatorio per la valorizzazione culturale del patrimonio tipografico a Città di Castello. L’istituzione di un Museo delle Arti Grafiche risponde all’esigenza di preservare la prestigiosa tradizione della tipografia e dell’editoria, presente in città fin dal XVI secolo, e permette di riscoprire le antiche tecniche artigianali dell’arte della stampa. Ancora oggi il settore tipografico rappresenta una delle maggiori attività produttive del territorio tifernate. La Tipografia, ubicata da più di duecento anni nei locali soprastanti l’ex chiesa di San Paolo (sec. XIII), deve la sua origine agli stampatori Francesco Donati e Bartolomeo Carlucci che nel 1799 lasciarono Assisi per aprire una bottega a Città di Castello. L’attuale titolare, discendente dei Donati, continua la tradizione di famiglia, aggiungendo alla produzione tipografica e calcografica la litografia, esclusivamente su pietra, la rilegatura ed il restauro dei libri. Questo particolare museo-laboratorio si pone come punto di riferimento per tutti quegli artisti che, utilizzando tecnologie di incisione tradizionale, necessitano di adeguate attrezzature per la stampa delle loro creazioni come litografie, xilografie, acqueforti, puntasecca e incisioni su linoleum. All’interno di questi affascinanti locali sono conservati macchinari di varie epoche perfettamente funzionanti, utilizzati per la produzione di stampe artistiche e vi vengono allestite interessanti mostre tematiche.

MUSEO ARCHEOLOGIA ARBOREA

museo archeologia arborea

museo archeologia arborea

L’Associazione Archeologia Arborea, con sede a San Lorenzo di Lerchi, ricerca e salva specie e varietà locali di fruttiferi da molti anni, tenendo in considerazione anche tradizioni e usi popolari, sistemi di coltivazione e la storia alimentare di questo materiale vegetale. I soci dell’Associazione, nata per sostenere la collezione in campo e per sostenere e proteggere le vecchie varietà fruttifere, arrivano da tutta Europa e tutta Italia e, versando un piccolo contributo, diventano tutori di una delle piante in collezione, potendo così consumarne i frutti, tranne tre che vengono lasciati: uno per il sole, uno per la terra ed uno per la piante, secondo una tradizione locale. La ricerca delle vecchie piante da frutto ha avuto, fin dall’inizio, come scopo fondamentale e primario quello di salvare queste piante, lavorando sempre con un carattere di estrema urgenza in quanto ogni anno si vedevano scomparire sempre più numerose varietà ed ecotipi. Con il materiale ritrovato in questi anni è stata costruita una ricca collezione nella piccola azienda agricola di San Lorenzo di Lerchi.

Le piante vengono coltivate con i sistemi tradizionali del luogo. Sono state raccolte fino ad ora e messe a dimora 382 varietà di melo, pero, pesco, susino, ciliegio, sorbo, mandorlo nespolo, uva e giuggiolo. La collezione è aperta su prenotazione e viene visitata da tecnici, associazioni, singoli cittadini oltre che da scolaresche di ogni grado, dalle scuole primarie alle Università.

 

 

 

CHIESE

 

Duomo di Città di Castello

Duomo di Città di Castello

DUOMO DI CITTA’ DI CASTELLO 

La prima cattedrale cittadina, dedicata a Santo Stefano fu distrutta dall’esercito di Totila verso la metà del VI secolo . Il nuovo edificio fu subito ricostruito su iniziativa del vescovo Florido , inaugurato all’inizio del VII secolo e dedicato a San Lorenzo Caduto in rovina, fu restaurato nella prima metà dell’XI secolo e consacrato a san Florido, patrono della città, il 22 agosto 2012 Nel 1945 la cripta della chiesa, edificata in questo periodo, accolse le reliquie dei santi Florido e Amanzio. Infine un nuovo restauro, dovuto ad un terremoto ed iniziato nel 1494 portò ad una nuova consacrazione il 22 agosto 1529: al nome di Florido, in questa occasione si aggiunse anche quello di Sant’Amanzio La cupola cinquecentesca, crollata a seguito di un secondo terremoto, fu ricostruita alla fine del Settecento, su progetti di Tommaso Catrani
Uno tra i più antichi insediamenti della città, tradizione vuole che il Duomo sorga sulla vestigia dell’antico tempio dedicato alla Dea Felicita, eretto da Plinio il Giovane nel nel I° secolo d. c. nel pavimento della cripta è visibile l’antico perimetro.
La chiesa, frutto di lavori eseguiti nel corso dei secoli, risulta essere un amalgama di stili diversi.
All’esterno la facciata del Seicento si presenta incompiuta, mentre il lato nord è impreziosito da un ricco portale gotico e bassorilievi datato prima metà del XIX secolo, preceduto da una scala settecentesca opera di Venanzio Righi i. Affianca la chiesa un campanile romaico rotondo, di stile ravennate ).
L’interno dell’edificio, di impronta rinascimentale , è a pianta a croce latina ad un’unica navata con soffitto a cassettoni del Seicento e cappelle laterali. Tra queste si distinguono: la cappella del Santissimo Sacramento di fine Seicento di Nicola Borboni la cappella di San Paolo che ospita l’affresco raffigurante la Conversione sulla via di Damasco del Pomarancio . Nel coro sono affrescati episodi della vita di san Florido, mentre gli stalli lignei risalgono alla fine del XIX secolo e sono opera di Raffaellino del Colle . L’altare maggiore è della fine del Settecento, ricostruzione di quello precedente distrutto dal terremoto che fece rovinare la cupola sopra l’altare.
Una scala conduce alla cripta, chiamata anche chiesa inferiore (del XV secolo), ove sono custodite le reliquie dei santi titolari della cattedrale. La cripta conserva il cranio di San Crescentino e anche la statua della Madonna nera di Città di Castello: particolarità di questa Madonna è che, invece di avere fra le braccia il Bambin Gesù, tiene nella mano sinistra un’altra donna più piccola, che regge in mano una sfera; inoltre la Madonna porta in testa una corona assomigliante ad una tiara (tipica dei papi ).
La chiesa ospita altre opere notevoli di Rosso Fiorentino e Tommaso Conca . L’annesso museo raccoglie importanti oggetti liturgici paleocristiani del V e VI secolo , altri arredi sacri medievali ed una Madonna del Pinturicchio

CHIESA DI SAN DOMENICO 

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Chiostro di San Domenico

 

La monumentale Chiesa si presenta con un’ ampia e severa struttura ad unica navata con copertura a capriate.
La facciata è incompiuta mentre il portale sul fianco a sinistra risale al XIV secolo entrando al suo interno si è subito colpiti dalla suggestione spaziale dell’interno, dove risalta la severa architettura medievale riportata alla luce dopo i restauri dell’inizio del secolo scorso. La chiesa conserva numerosi affreschi in parte frammentati, attribuiti a maestri di scuola umbra e marchigiana.

 

 

CHIESA DI SAN FRANCESCO 

Chiesa di San Francesco

Chiesa di San Francesco

In piazza Raffaello Sanzio vi si trova la chiesa di S. Francesco edificata nel 1273.
In stile gotico è stata ampiamente ristrutturata nel XVIII secolo e dell’edificio originale rimangono le tre absidi poligonali.
Nell’interno ad una navata la cappella Vitelli progettata dal Vasari e chiusa da una bella cancellata in ferro battuto del XVI secolo quindi oggetti d’arte di notevole pregio tra cui una terracotta raffigurante “le Stigmati di San Francesco”, della bottega dei Della Robbia, la copia del celebre dipinto “lo Sposalizio della Vergine” di Raffaello (qui dipinto e custodito fino alla fine del ’700, oggi custodito alla Pinacoteca di Brera)

 

 

 

CHIESA SANTA MARIA MAGGIORE 

 

Chiesa Santa Maria Maggiore

Chiesa Santa Maria Maggiore

 

La chiesa di Santa Maria Maggiore è della fine del ’400, inizi del ’500, custodisce all’interno frammenti di affreschi dei sec. XV-XVI ed un coro ligneo del XVI secolo. La sua peculiarità è data dalla convivenza di forme rinascimentali all’esterno e gotiche all’interno.

 

 

 

 

 

 

 

 

SANTUARIO DI BELVEDERE 

VEDUTA Santuario di Belvedere

Santuario di Belvedere

 

Il santuario Santa Maria di Belvedere venne eretto tra il 1669 e 1684 su progetto degli architetti Antonio Gabrielli e Nicola Barbioni.
All’esterno è preceduto da un portico semicircolare con pilastri di sostegno.
All’interno si sviluppa su pianta ottagonale con bracci sporgenti dove all’incrocio di essi si eleva l’ampia cupola affiancata dai due campanili.
Nel santuario si venera un’immagine della Vergine con Bambino in terracotta che un tempo si trovava in una piccola chiesa a Caprano.
La traslazione dell’immagine avvenne nel 1684, immagine che fu posta sopra l’altare maggiore. Verso la fine del settecento il santuario visse momenti di difficoltà dovuti al terremoto del 1789 e in seguito per il passaggio dei francesi che fecero razzia rubando i numerosi ex voto conservato nella chiesa.
Una comunità di Cappuccini ha cura del santuario dal 1996 che eseguirono anche interventi di restauro sull’edificio. Dal 2000 si è autorizzata la celebrazione liturgica Santo Pio da Pietralcina, per il quale è stato anche eretto un monumento al si fuori del santuario. Il pellegrinaggio e la devozione per la Madonna del Belvedere sono ancora vivi anche ai giorni nostri.

 

 

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UMBERTIDE 

MUSEI 

Chiesa di Santa Croce

Chiesa di Santa Croce

 MUSEO CIVICO DI SANTA CROCE 

Il Museo è allestito all’interno della Chiesa di santa Croce, antico oratorio dell’omonima confraternita; la struttura ,rimaneggiata più volte nei secoli, ma deve il suo aspetto attuale a quello del secolo XVII. Ne l suo interno son custodite opere databili tra il XVI e il XVII secolo , tra cu la più significativa è la pala d’altare di Luca Signorelli; la “Deposizione”. Di pregio sono inoltre una scultura politematica del 500 raffigurante San Rocco, una tela del Pomarancio con soggetto la “Madonna con il Bambino in Gloria”ed un organo recentemente restaurato e utilizzato durante i concerti. Da tre anni la chiesa e’ anche sede, per la registrazione di opere classiche, della casa discografica “Camerata Tokio”,

 

 

 

La Rocca di Umbertide

La Rocca di Umbertide

LA ROCCA 

Dopo i numerosi restauri, La Rocca è sede permanente de “il Centro per l’arte contemporanea” , al cui interno vengono allestite periodicamente delle mostre, oltre che le opere di Cagli e Consagra.

 

 

 

 

CASTELLO DI CIVITELLA RANIERI 

Veduta Castello di Civitella Ranieri

Veduta Castello di Civitella Ranieri

 

A pochi passi da Umbertide, in posizione dominante, si può ammirare il maestoso castello di Civitella Ranieri. È uno dei luoghi più suggestivi e maestosi dell’Umbria, costruito sopra un colle nei pressi della strada Gubbio – Umbertide in posizione strategica per la vicinanza con Perugia, Gubbio e Città di Castello.
E’ una contea appartenente ai nobili Signori Ranieri, ed è circondata da un bosco secolare che conferisce alla fortezza un fascino magico è costituito da torri rotonde, a scarpata, con archi aggettanti che si ripetono sulla facciata, tutta percorsa da beccatelli, nel cui interno si trovano le finestre; è tutto recinto da mura che permettono l’accesso interno attraverso due porte una a sud ed una a nord.
Questa è la più antica con resti di un ponte levatoio. L’ attuale castello sorge nel luogo di un primitivo insediamento militare, vicino alle abbazie di Camporeggiano e San Salvatore, la cui costruzione venne iniziata nel 1078 ad opera di Raniero, fratello del duca Guglielmo di Monferrato. L’opera venne portata a termine dal figlio Umberto che fece costruire una “cittadella”. Di qui l’origine del nome “Civitella”. Nel 1900 circa, il Castello fu ereditato dal figlio di Emanuele Ranieri di Sorbello, uomo di profonda religiosità e insigne studioso, il quale riordinò la biblioteca e l’archivio di famiglia. Dal matrimonio con Beatrice di Carpegna non ebbe eredi, per cui adottò il nipote Lodovico (1911 – 67). Nell’agosto del 1950 arrivò dagli Stati Uniti una cugina di Lodovica, Ursula Corning, una delle prime sciatrici, la quale, incantata dalla località, cominciò a frequentare regolarmente il castello ospitandovi amici e artisti provenienti da ogni parte del mondo. Nel 1992 nacque il Civitella Ranieri Center, quale punto d’incontro per giovani interessati all’arte, alla musica, alla letteratura e alla poesia, finanziato da una fondazione americana

 

CHIESE

 

Chiesa Collegiata di Santa Maria della Reggia

Chiesa Collegiata di Santa Maria della Reggia

LA COLLEGIATA DI SANTA MARIA DELLA REGGIA 

La chiesa è dedicata alla beata Vergine Maria della Reggia e sorge in prossimità dell’omonimo torrente.
Fu edificata intorno alla metà del XVI , si presenta all’esterno di forma ottagonale e circolare all’interno, sopra la tribuna dell’organo è dipinta l’ “Ascensione “ del Pomarancio del 1578

 

 

 

 

 

L’ABBAZIA DI MONTECORONA

 

Abbazia Monte Corona

Abbazia Monte Corona    L’ABBAZIA DI MONTECORONA

Secondo la tradizione sarebbe stato San Romualdo a fondare, nel 1008, il monastero di San Salvatore di Monte Acuto, una delle più importanti abbazie benedettine umbre.
Nel 1050 il monastero fu retto da San Pier Damiani. I monaci si dedicavano al lavoro individuale e comunitario, privilegiando quello agricolo e artigianale.
Nei secoli si sono avvicendate tra le sue mura figure di grande rilievo, quali il beato Paolo Giustiniani e tanti altri che vi hanno trasfuso tratti della loro profonda spiritualità. L´antica cripta seminterrata è di notevole valore artistico e culturale. E´ composta di un vasto locale diviso in cinque navate, con colonne di vari stili che sorreggono le basse volte. La chiesa superiore, a tre navate, fu consacrata nel 1105; conserva resti di affreschi ed un coro ligneo di buona fattura. Interessante il campanile a pianta ottagonale e circolare, forse anticamente torre di difesa, con l´orologio recentemente restaurato. In occasione delle celebrazioni per il millennio dell’abbazia, nel 2008, è stato inaugurato un museo di oggetti religiosi e di materiale archeologico rinvenuto durante gli scavi per la ristrutturazione della chiesa.
Dall´abbazia si sale ai 705 metri dell´Eremo, lungo una strada circondata da boschi di faggi e castagni e punteggiata da edicole votive. Anticamente era collegata alla Badia da un sentiero detto ” la mattonata” , largo circa due metri e costruito a secco con blocchi di pietra arenaria, riaperto in occasione di una passeggiata ecologica che ha permesso di riscoprire il fascino di una natura ancora intatta.

L´Eremo è un antico monastero la cui costruzione risale al XVI Secolo per opera dei padri Camaldolesi e Coronesi

 

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MONTONE

MUSEI 

 

 

Museo Civico di San Francesco

Museo Civico di San Francesco

 MUSEO CIVICO DI SAN FRANCESCO

E’ un accolta di opere provenienti da chiese del territorio comunale di Montone. Tipologia storico-artistica. La sede del museo è dal 1995 la chiesa di San Francesco con l’annesso convento.
All’interno della chiesa sono stati ricollocati parte degli originali arredi, mentre gli spazi conventuali sono stati dedicati all’esposizione di dipinti, sculture e tessuti. La raccolta d’arte comprende dipinti databili dal XV al XVIII sec., tra cui il Gonfalone di Bartolomeo Caporali del 1482, l’Annunciazione del 1532, opera di Tommaso di Arcangelo detto il Papacello e di Vittore Cirelli, artista che dipinse anche l’Immacolata del 1551 custodita nel museo. Di notevole pregio è il gruppo ligneo, databile tra il 1260 e il 1270, che rappresenta la Deposizione di Cristo.
Il museo comprende inoltre un’importante raccolta di tessuti umbri, tra cui le particolari tovaglie perugine, lavorate ad occhio di pernice in lino o cotone, nei colori tipici del bianco e dell’indaco – utilizzate a partire dal 1200 come tovaglie d’altare per poi divenire di uso profano e quotidiano dal XIV secolo.

 

 

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Museo Etnografico

 MUSEO ETNOGRAFICO IL TAMBURO PARLANTE

Il Museo presenta una sezione su alcuni particolari della cultura africana . L’esposizione degli oggetti e il percorso proposto hanno l’intento di fare riflettere sull’idea che si è venuta a creare di un’ Africa di primitive tribù nel periodo della tormentata colonizzazione da parte dell’Italia

 

 

 

 

 

 

 

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CITERNA

CHIESE 

CHIESA DI SAN FRANCESCO   

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Sembra quasi di entrare in un museo, per la ricchezza delle opere che son raccolte all’interno della chiesa. Faceva parte di un convento francescano costruito alla fine XV secolo e l’inizio del successivo. La chiesa è dotata di nove altari, sette dei quali quasi identici. Le opere nel transetto sono attribuite a Raffaellino del Colle, mentre nell’altare a fianco, dedicato a Maria Maddalena, c’è una composizione del Pomarancio risalente al 1570

 

 

DINTORNI

Pistrino

Chiesa Santa Maria

Chiesa Santa Maria

 

Da visitare la piccola Chiesa di Santa Maria , al cui interno sono presenti affreschi del XV secolo che rappresentano u documento di opera di primaria importanza dell’arte popolare umbra

 

 

 

 

Fighille

A nord di Citerna, la cittadina è famosa per la qualità dell’argilla del sottosuolo. Da Fighille parte la strada che conduce all’antica chiesa di Santa Maria di etriolo, deteriorata nel corso dei secoli, sorge ora il Santuaro, consacrato nel 1913.

 

La Verna

Situato a pochi chilometri da Chiusi (Arezzo ), il Santuario , è famoso per essere il luogo in cui San Francesco d’Assisi ricevette le stigmate . Costruito nella parte meridionale del Monte Penna a 1128 metri di altezza, il Santuario – destinazione di numerosi pellegrini – ospita numerose cappelle e luoghi di preghiera e raccoglimento, oltre a diversi punti di notevole importanza religiosa.

 

 

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SAN GIUSTINO

 

 

Veduta Castello Bufalini

Veduta Castello Bufalini

CASTELLO BUFALINI 

Il Castello Bufalini nasce come fortezza militare per difendere l’abitato di San Giustino ed il territorio circostante. La sua edificazione risale al 1480 quando Città di Castello decise di costruire un castello fortificato su progetto dell’architetto romano Mariano Savelli sul luogo di un fortilizio preesistente di proprietà della famiglia Dotti, ormai in rovina a seguito degli eventi bellici del tempo. Poiché la costruzione richiedeva un ingente capitale, nel 1487 il Castello fu donato a Niccolò di Manno Bufalini, cittadino tifernate e ricco possidente terriero in San Giustino, con l’obbligo di completare i lavori sotto la direzione di Giovanni e di Camillo Vitelli e di difendere il maniero in caso di guerre.
La fortezza fu costruita a forma di quadrato irregolare con torri angolari raccordate da camminamenti merlati, su cui domina la mole della torre maestra; il tutto ulteriormente difeso da un ampio e profondo fossato a pianta stellare con ponte levatoio.
Nel 1500, dopo che la famiglia Bufalini divenne di fatto la feudataria del luogo, il Castello fu trasformato in una villa fortificata secondo nuove esigenze sociali, artistiche e culturali. Promotori di tale iniziativa furono l’Abate Ventura Bufalini ed il fratello Giulio. L’originaria struttura chiusa in se stessa fu trasformata (su probabile disegno del Vasari) in una struttura aperta e protesa verso il nobile giardino ed il paesaggio circostante. I lavori più consistenti interessarono la facciata, dove la torre di sinistra fu sopraelevata, trasformata in una loggia coperta e raccordata al maschio mediante la realizzazione di un ampio loggiato con colonne e balaustra in pietra arenaria. Inoltre vennero demoliti i beccatelli e realizzato un nuovo ingresso al centro della facciata.
Trasformazioni significative interessarono anche il lato sud, dove la merlatura fu trasformata in’ un camminamento loggiato. Nei prospetti furono aperte ampie finestre architravate e sul lato nord fu realizzato un ampliamento a ridosso del maschio, per contenere lo scalone monumentale. Altre modifiche più o meno importanti furono apportate nei secoli successivi. La cinta muraria si deve ad un parziale rifacimento settecentesco; più tarda è la chiusura del loggiato sul lato sinistro del cortile interno e la sopraelevazione di una torre campanaria. In tutti gli ambienti sono conservati oltre gli affreschi, un gran numero di quadri, di mobili, di lampadari e di suppellettili che fanno del Castello un raro esempio di nobile dimora giunta fino a noi stupendamente conservata ed arredata. Tra i quadri da ricordare due splendide Madonne, una del Pinturicchio e l’altra attribuita ad artista della bottega del Signorelli. In alcune nicchie del chiostro interno e nella sala del trono sono distribuiti dei busti di marmo di età romana provenienti in parte dalla vicina villa “in Tuscis” di Plinio il Giovane. Tra la cinta muraria ed il fossato del Castello, entro uno spazio irregolare, si estende il giardino che nel 1500 era ‘all’ italiana” con piante basse, alberi da frutto nani, fiori e verdure disposti secondo un disegno ben stabilito, con aiuole, fontane percorsi obbligati, delimitati da varie essenze fra cui il bosso. Probabilmente a questo periodo risale l’impianto del labirinto. Nel 1700 il giardino fu riprogettato e, l’impianto settecentesco, è tuttora visibile nel viale sul perimetro del fossato, nella disposizione delle fontane, nelle nicchie a mosaico e nella galleria a verde detta “volta a botte” sul lato meridionale.

 

Museo del Tabacco

Museo del Tabacco

MUSEO DEL TABACCO 

Sorto nella sede dell’ex Consorzio Tabacchicoltori di San Giustino, nel territorio che per primo vide la coltivazione de L’erba tornabuona,il museo rappresenta un luogo di incontro, divulgazione e ricerca per quanti vogliano entrare in contatto con l’immenso patrimonio che la cultura tabacchicola ha accumulato nel territorio dell’alto Tevere Umbro Toscano. Si tratta di un insieme di conoscenze relative alla coltivazione e alla lavorazione del prodotto tabacco ed anche di approfondimento relativo alle vicende umane che hanno caratterizzato una stagione di cambiamenti, di lotte di emancipazione e conquiste delle lavoratrici e dei lavoratori, che oggi più che mai devono essere conosciuti e salvaguardati.
Il Museo è un importante punto di riferimento per l’organizzazione di attività, iniziative, dibattiti, corsi di formazione, mostre, attinenti l’intera filiera del tabacco, un centro di esposizioni, documentazione e luogo di visita per conoscere la nostra storia, ma anche strumento per connettere le diverse realtà che ruotano attorno a questo complesso mondo produttivo.
Questo strumento è stato realizzato grazie all’azione sinergica di più Istituzioni, a partire dal Comune di San Giustino, che ha acquistato i locali, e al contributo fondamentale della Comunità Montana Alto Tevere Umbro messo a disposizione attraverso il Patto Territoriale dell’Appennino Centrale.

 

 

 

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MONTE SANTA MARIA TIBERINA 

 

Di notevole interesse è la Il sito si raggiunge in macchina ed è accessibile con accompagnatore. La città fu feudo dei marchesi di Bourbon del Monte a partire dall’ XI secolo, i quali venuti in Italia al seguito dei Franchi conquistarono gran parte dell`Alta Valle del Tevere costruendo rocche e castelli in diversi punti strategici, i loro discendenti la governarono fino al 1815, quando il duca Ferdinando di Toscana se ne impossessò ponendo fine al millenario dominio dei Bourbon del Monte.

 

DINTORNI

SANTUARIO DI CANOSCIO 

Facciata del Santuario di Canoscio

Facciata del Santuario di Canoscio

Il Santuario si trova sul colle di Canoscio in mezzo ai castagni. Dal 1348 esisteva una cappella dedicata alla Madonna Assunta, in cui era venerata una bella icona di scuola senese che raffigurava la Vergine al momento del transito. Il 15 agosto 1854 Luigi Piccardini, padre filippino, in omaggio al dogma dell’Immacolata, pensò di costruire un Santuario sul luogo dell’esistente cappella: nacque così il primo Santuario dedicato all’Immacolata.Il tempio fu terminato nel 1857 e consacrato nel 1878. Il tempio, circondato da un ampio piazzale, è preceduto da un artistico portico, opera di Giuseppe Castellucci di Firenze. L’interno è a tre navate: sopra il cornicione della navata centrale, dove partono gli archi della volta, vi sono immagini di vari santi, in terracotta marrone e bianca. Dell’affresco originale del 1348 resta solo l’immagine della Madonna dormiente, dal volto luminoso, racchiusa in un’urna; attorno e sopra è dipinto l’affresco che raffigura gli Apostoli e l’Incoronazione di Maria in mezzo agli Angeli, capolavoro di Annibale Gatti, della seconda metà del 1800.

 

MORRA

ORATORIO SAN CRESCENTINO 
Riedificato nel 1507, venne affrescato da Luca Signorelli nel primo decennio del XVI secolo.
In virtù del recupero finanziato anni fa dal Maestro Alberto Burri restano oggi leggibili alcuni stupendi affreschi (la “Flagellazione” e la “Crocifissione”) da cui si evince in tutta la sua vitalità lo stile inimitabile del grande pittore cortonese.
Sempre a Morra, la Pieve di Santa Maria, ad una sola navata e sola abside, ascrivibile alla seconda metà del XII secolo.

Particolare affresco di Luca Signorelli.Oratorio San Crescentino

Particolare affresco di Luca Signorelli.Oratorio San Crescentino

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